Buon Natale, buon compleanno Onnigrafo Magazine

Buon Natale, buon compleanno

Arriva il 25 dicembre e tutti a dire “Buon compleanno Gesù”, poiché il bimbo divino, nato da una vergine, piace pensare che sia nato proprio in una fredda notte di più di 2000 anni fa. Per tutti coloro che stanno già pensando che ci stiamo per inerpicare in cose lontane dalla sacrosanta verità, va fatto notare che la data scelta per la celebrazione del Natale cristiano fu stabilita dall’imperatore Costantino. Devoto al Sol Invictus e poi convertito al cristianesimo, decise che dovesse essere quella la data ufficiale della celebrazione della nascita di Gesù. La “questione 25 Dicembre” è molto complessa e dibattuta da secoli. Non esiste una data precisa indicata nei Vangeli né negli Atti degli Apostoli, che sono i testi più antichi, e la necessità di celebrarne la nascita è nata molto dopo. E fin qui nulla da dire, se non fosse che dal 21 al 25 dicembre di bambini divini, spesso anche nati da madri vergini, ce n’è più di uno.

La figura persiana di Mithra, precedente al 6° secolo avanti Cristo, si sovrappone al culto cristiano sia geograficamente, che storicamente che come punti in comune con Gesù, innanzi tutto sia nel mitraismo occidentale che in quello orientale coincide la nascita del bambino divino con il solstizio d’inverno ed è quindi esplicito il ruolo del Sole. Nella tradizione orientale non sembra esserci una vera e propria celebrazione della sua nascita, ma in occidente la sovrapposizione di Mithra e del Sol Invictus era quasi totale, e il 25 di Dicembre sembrerebbe la data nella quale venisse celebrata.

Tammuz è una divinità che ha origini sumeriche, risalenti a oltre 2 millenni prima di Cristo. Nel culto di Tammuz sono molto importanti due avvenimenti, il suo matrimonio e la sua morte, che viene celebrata tra Marzo e Aprile. In occidente la figura di Tammuz è associata ad Adone, moltissime divinità sono le stesse ripetute e copiate da diverse civiltà. La corrispondenza quasi perfetta tra il pantheon romano e greco è la più conosciuta, ma ogni cultura ha copiato, o quantomeno attinto, le divinità precedenti, adattandole al luogo e al periodo storico o copiando elementi solitamente associati a quella divinità. Tammuz stesso passa da divinità pastorizia a divinità agricola passando dai sumeri agli assiri. A quanto pare sia Adone che Tammuz nel tempo divengono divinità solari, che è un grande classico della storia, e questo discorso vale anche per Dionisio, ed inevitabilmente la celebrazione del compleanno diventa il solstizio d’inverno, se lo si vuole festeggiare secondo l’idea della rinascita.


Horus è una divinità egizia che risale almeno al 3000 avanti Cristo, è una divinità solare e forse la più importante nell’antico Egitto. Il faraone era considerato la personificazione di Horus, suo pari e suo rappresentante in terra. La versione più accreditata sulle sue origini lo pone come figlio di Iside e Osiride che rimase incinta da vergine senza nessuna unione carnale. Secondo la tradizione sarebbe nato al solstizio d’inverno.

Poniamo attenzione al solstizio per un momento, il solstizio d’inverno non cade il 25 Dicembre: generalmente è tra il 21 e il 22 di Dicembre. A Roma le Saturnie si celebravano tra il 17 e il 23 di Dicembre, a cavallo del solstizio. Il Sol Invictus a quanto pare non si festeggiava sempre lo stesso giorno. Potremmo dire che un tempo non sembrava così importante essere precisi con la celebrazione delle festività.


Fra tutti i bambini che portano luce amo ricordarne un altro che appartiene alla cultura dell’Europa antica, Yule, non lo abbiamo lasciato per ultimo per minore importanza, anzi, molte delle tradizioni di questo periodo, così come la nascita del Dio Solare appartengono a Yule e hanno influito sul nostro Natale.

Un'antica leggenda gallese narra la storia di due Re. Il Re Quercia, solitamente raffigurato come un uomo giovane, ha una connotazione molto dinamica e positiva, rappresenta la parte crescente dell’anno, quella più luminosa, il risveglio della natura e dei sensi. Al contrario, il Re Agrifoglio, è anziano e saggio, forza passiva che governa la parte calante dell’anno, quando i giorni diventano più corti, le notti più lunghe, ed è il tempo dell’introspezione.

I due Re, durante i solstizi (quando il sole raggiunge il suo massimo e il suo minimo) duellano, per garantirsi i favori della Dea, e per stabilire chi governerà quella parte dell’anno.

A Yule, è il giovane Re Quercia che vince il duello e la sua vincita porterà fertilità, abbondanza e l’amore della Dea, mentre nel solstizio d’estate, soccombe al Re Agrifoglio, per permettere alla terra di riposarsi e iniziare un nuovo ciclo. Lo sconfitto riposerà per sei mesi presso la dimora della Dea Arianrhod.

Queste due forze spiegano bene il concetto di vita, morte e rinascita, molto prezioso agli antichi popoli, e il loro susseguirsi che è indispensabile e necessario per la vita.

Quando la luce è al suo picco minore, ecco che la Dea, la Grande Madre, chiamata con molti nomi partorisce il Dio Sole che nelle varie religioni acquisisce molti aspetti, come Gesù, Horus, Dioniso, Mitra, Krishna…

La loro nascita è importante, perché è la promessa del ritorno della luce, del caldo e della vita. Yule è una festa solare, di luce, e quindi viene celebrata, accendendo fuochi e candele. È un momento in cui la speranza e la fede sono importanti, perché anche se noi non lo vediamo, la vita già riprende a scorrere.

Come detto prima, molte tradizioni che noi consideriamo Natalizie, hanno origini pagane compreso Babbo Natale, sì, proprio lui. Così come il bacio sotto il vischio, l’albero di Natale anche i regali.

Babbo Natale si ricollega alla figura di Odino. Alle sue origini infatti, era raffigurato come alto, longilineo e con un vestito nero, e le prime leggende concordano che giungeva su un cavallo bianco. Era anche una figura particolare, a tratti spaventosa, soprattutto per le persone con intenti poco onorevoli.


Il vischio per i Druidi era considerato una emanazione divina, perché non ha radici che lo legano alla terra. Se il vischio veniva trovato su una quercia, i suoi poteri erano raddoppiati. Si attribuivano grandi capacità guaritrici e rigeneratrici, e i druidi lo consideravano un rimedio efficace contro la sterilità, per questo veniva chiesto alle coppie che desideravano figli di baciarsi sotto di esso.

Anche il Ceppo, o ciocco, o tronchetto è una tradizione antica, conosciuta in molti luoghi, anche in Italia. Per esempio, in alcuni paesi del Piemonte, o della Toscana Alta, la Vigilia di Natale, la famiglia si riuniva davanti al camino, e vi posizionava un ceppo di Quercia. Su di esso si sistemava della legna che bruciava facilmente, e il ceppo si lasciava consumare a poco a poco per dodici notti, come i dodici giorni, fino all’Epifania.