Il pacco Onnigrafo Magazine

Il pacco

Un pacco da consegnare


A mettermi nei casini sono sempre stato bravo.

Come quella volta che, per un microscopico errore di valutazione, sono finito in un giro di prostituzione. Cioè, sia chiaro a tutti che io non volevo, ma è successo, non so quanto, per caso. Mi trovavo all’ora e nel luogo prestabiliti, stringevo i lembi del mio cappotto nella cui tasca nascondevo due chili di hashish che dovevo assolutamente consegnare, ero già in ritardo di due giorni e non certo per colpa mia. Quella volta era stata colpa del solito fornitore che si era fatto beccare dalla pula e io avevo dovuto trovarne un altro nel giro di poche ore. Per fortuna le mie conoscenze nell’ambiente sono molte e le fonti sempre affidabili. Quindi fui costretto a cambiare appunto il giorno e l’orario dell’incontro, rischiando pure di venire impallinato da quello che mi aveva commissionato lo scambio.

L’incontro era fissato fuori da un noto night club della zona, il “COCKCAINE”, famoso per gli spettacoli di burlesque e il pagamento tramite banconote false, arrotolate attorno a piccole partite di droga, inserite nei reggiseni delle ballerine.

Ero fermo in un angolo buio, il cappellino da baseball mi copriva in parte il viso e il cappotto copriva il resto. Non avevo fatto in tempo a finire di prepararmi, ero in ritardo e per non rischiare un’altra volta la vita, avevo infilato il cappotto senza niente sotto, avrei fatto sì e no dieci minuti di macchina, avrei consegnato il “pacco” e poi sarei tornato a casa.

Quando il cliente si palesò davanti a me, non mi resi subito conto del pericolo che potevo correre. Aprii il cappotto per la consegna e venni subito attraversato da un brivido di terrore nel vedere gli occhi dell’uomo di fronte a me, soppesare ogni centimetro del mio corpo.

«E dunque quale “pacco” avrà l’onore di consegnarmi stasera?»

Rimasi di stucco di fronte alle sue parole, gli lanciai i due chili e feci per andarmene, ma quello sparò in aria e io mi bloccai. Sapevo che se avessi mosso un solo altro passo mi avrebbe freddato senza pietà. Mi voltai piano e ritrovai il suo sorriso soddisfatto che puntava i miei occhi.

«Credo che si possa fare qualcosa anche con l’altro “pacco” che tiene nascosto»

«Guardi, non mi pare il caso. A questo tengo e non è negoziabile»

«Io credo che potremmo arrivare a un compromesso»

«Guardi, senza offesa ma il “pacco” in questione è mio e vorrei preservarlo intatto per il futuro»

«Ma io le prometto che resterà integro. Magari sarà sottoposto a sballottamenti, ma le assicuro che non si romperà. 5.000 possono andare?»

«5.000 euro? Per fare cosa esattamente?»

«Si tolga il cappotto e consegni il “pacco”, poi si vedrà»

Non me lo feci ripetere due volte. I 5.000 mi avrebbero fatto comodo e pensai che, in fondo, entrare nel night club e fare l’elicottero poteva anche risultare divertente. Poteva andarmi peggio.

Da quella volta divenni l’attrazione del sabato sera e i clienti, uomini o donne indistintamente, pagavano profumatamente per toccare il mio corpo e le particolari consegne mi fecero racimolare un bel gruzzoletto.

E la mia auto lo può testimoniare.