Taal delle profondità Onnigrafo Magazine

Taal delle profondità

Toccando il fondo di quel mare cupo, Taal si destò dal sonno ancestrale che la teneva sospesa nell'oscurità. Un sussulto, una fitta al torace e l'acqua le pienò i polmoni all'istante e come un disco rotto tentava di ghermire l'aria che non c'era. Pochi attimi dopo il suo cuore si fermò e il buio calò dentro quegli occhi color smeraldo.

Infiniti frammenti di tempo passati a sperare che fosse un altro incubo, un sogno maledetto. Ma il dolore cresceva, la pelle sbiancava, il freddo penetrava in profondità, fin dentro alle ossa. E quando la speranza fu persa, quando credette di morire, in quel preciso istante non accade.

La sabbia densa, tra le dita scricchiolanti, si insinuava sotto le unghie. La pelle tirata come il cuoio di una sella, l’affaticava. La superficie increspata del mare era lontana, ma Taal vi si specchiava ancora e sopra di essa vedeva le fiamme lambire l’aria. Di Jade solo l’ombra di un ricordo. Era forse l’ultima maledizione di sua sorella, quella sorte? La strega, fuggita con lei nel deserto aveva consumato il respiro dei loro cari, lasciandoli in fiamme intorno al focolare, sotto il tetto della loro dimora. Statue di cenere ardenti. Avevano corso, con le mani strette in un legame indissolubile, pensava, ma più si addentravano nel deserto e più Jade si allontanava da tutto, mentre il demone che aveva dentro prendeva forza. Taal sentiva di doverla proteggere. Fino a quella mattina.

Adesso era nell’abisso più freddo dell’oblio nero di un immaginario morto. Oltre ogni orizzonte, oltre quello degli astri notturni. Impotente, alla mercé di una corrente che sempre più forte la voleva sprofondare sotto la sabbia e, forse, in un abisso ancora più oscuro. Fu in quell’istante che capì. Sentì il sangue che gelido le graffiava le vene, pompare con forza. Sentì una presenza più antica dell’oscurità che la circondava. Sentì che era lì che doveva essere, il luogo in cui doveva arrivare.

Un fischio immondo la strappò da quella realtà di pece e il buio si fece arido, fino a trasformarsi in un luogo amico, con l’odore di casa, dove sua sorella Jade ancora vicina al crepitio del fuoco, non immaginava il futuro nefasto che l’avrebbe attese. Taal si era come svegliata da un lungo sogno, la follia stava attecchendo il suo regno mortale, il fuoco consumava vivace i pochi ciocchi di legna davanti ai suoi occhi. Le sue madri ridevano e sognavano ancora con gli occhi vivi, vicino a lei. Se quello fosse stato un sogno, o se il sogno fosse stato realtà, non lo sapeva più. Qualcosa dentro lei si era rotto per sempre. Jade era lì, davanti a quel fuoco che tra pochi attimi avrebbe consumato tutto.

Taal lo sapeva e non ebbe timore, né pentimento, cingendo la sua fredda mano sulla gola della sorella. Che negli occhi aveva tutto tranne che il fuoco di un demone, inattesa di alcuna minaccia, ma che ugualmente si spegneva, inerme, strozzando una parola mentre tutto si riavvolgeva.

“Perché?”.