Lenticchia impara a mangiare Onnigrafo Magazine

Lenticchia impara a mangiare

Nel paese delle uova di Pasqua i coniglietti lavorano ogni giorno con tanta energia... Sono sempre allegri e pimpanti mangiando tutto il giorno cioccolato, caramelle e zuccherini: sono proprio dei gran golosi. Non sono come i coniglietti che vediamo nelle fattorie, hanno delle casine con tutto quello che serve, camminano su due gambe per aver libere le manine, e vanno anche a lavorare! Altrimenti chi le farebbe tutte quelle uova di cioccolato?

Questa è la storia di un coniglietto di Pasqua molto speciale, un coniglio simpatico, conosciuto per la sua tremenda golosità. Il suo nome era Lenticchia.

Come ogni mattina il coniglio Lenticchia si svegliò al suono della sua sveglia, ma invece di essere sorridente e allegro, aveva un gran broncio e ancora tanto sonno, perché aveva un forte mal di denti. Si alzò dal suo letto morbido massaggiandosi le guanciotte e appena entrato in cucina si infilò in bocca una grande manciata di caramelle rosa, ma al primo morso... “Ahi che dolore!”

Dopo essersi lavato e vestito, per colazione si preparò cioccolata calda con zucchero filato. “Caspita che male!”.

Lenticchia sistemò il cestino del pranzo per andare a lavoro e uscì saltellando, ma ad ogni salto che faceva sentiva sempre più dolore. Entrò nella fabbrica di cioccolatini tutto dolorante e quasi non riusciva a concentrarsi a fare i fiocchi sulle scatole, e nemmeno i confetti che continuava a masticare gli davano sollievo, anzi. Gli sembrava quasi di stare peggio se masticava dolcetti, ma continuava a farlo. Allora chiese di andare a casa prima, e camminando piano piano verso casa, gli uscivano dagli occhioni grandi lacrime. “Sto proprio male, e adesso cosa faccio?”

Quando arrivò a casa trovò niente meno che la Fatina dei denti ad aspettarlo, non un dottore serio serio. Era bella e piccina la fatina, con le ali luminose come la glassa sui biscotti al burro! E profumava come le caramelle più buone del mondo! La fatina consolò il povero coniglio e poi gli spiegò quale era la soluzione: “Lenticchia hai mal di denti! Lavali bene almeno tre volte al giorno e niente dolcetti!”

Lenticchia sgranò i suoi grandi occhioni: “niente dolcetti?? Fatina ma non posso mica morire di fame io!”. La fatina paziente allora prese Lenticchia per mano e se lo mise accanto, proprio come farebbe una mamma, e gli spiegò che era arrivato il momento di mangiare sano come tutti i bravi coniglietti, non solo come i golosi coniglietti del mondo delle uova di Pasqua!

“Tutto questo zucchero tesoro non va affatto bene, e non solo per i tuoi dentoni, lo zucchero poi non ti dà la giusta energia e tutte quelle cose che ti servono per crescere sano! Guarda... adesso faremo una bella insalata di carote, sentirai come sono dolci anche queste! Ma non sono caramelle, sono verdure piene di vitamine che aiutano il tuo corpo a non ammalarsi”.

Il coniglio non era molto convinto di quello che le stava raccontando la fatina, intanto lei dalla sua piccola borsetta magica, tirava fuori strane cose dalle forme buffe e i colori sgargianti. Non avevano la carta colorata e scricchiolante delle caramelle, e non c'erano praline sopra, ma erano verdi, rosse, arancioni, e nel loro strano modo di essere apparivano invitanti.

La fatina si mise a tagliuzzare le verdure: carote, patate, spinaci, pomodori, zucchine. Riempiva pentoline e padelline e ciotoline. Preparava minestre e insalate e cuoceva le verdure in tanti modi diversi. E Lenticchia? Lenticchia mangiava, e di gusto! E continuava a dire che era tutto davvero buono! E invece dei dolcetti e delle caramelle, la fatina gli aveva fatto conoscere la frutta: mele succose, pere e banane, e mandarini più dolci dello zucchero, albicocche, pesche, fragole e ciliegie! Un vero trionfo di colori e di profumi! Quando Lenticchia andava a fare la spesa, portava ogni giorno a casa cestini pieni di cose buone e belle, ma soprattutto sane, e quando aveva voglia di qualcosa di dolce mangiava sempre un bel frutto profumato!

Il mal di denti era finalmente passato. E Lenticchia la mattina per colazione si riempiva il pancino di carote fresche e macedonia di frutta. Andava a lavoro saltellando, ed era felice di aver scoperto tante cose buone da mangiare.

Ma un giorno aveva lavorato talmente tanto che, andando a casa, aveva sentito il suo stomaco brontolare come un orco affamato. Mangiava, mangiava, ma gli sembrava sempre di avere ancora fame. Allora mandò a chiamare la fatina dei denti con una farfalla. La sua amica arrivò volando in tutta fretta. “Lenticchia che succede amico mio?”. Lenticchia con la bocca piena di broccoli spiegò alla fata che aveva faticato tanto e che aveva una fame che erano due!

“Credo ci voglia qualcosa di più sostanzioso allora. Qualcosa che dia tanta energia e tanta forza per affrontare la giornata. Oggi ti preparo un bel piatto di pasta, e ci mettiamo anche dei fagioli. Sentirai che buona!”

E così la fata insegnò a Lenticchia a preparare anche la pasta, a volte ci metteva i fagioli, o i piselli, o le lenticchie, e Lenticchia rideva come un pazzo a mangiare tante piccole lenticchie che si chiamavano come lui. Mangiava grandi piattoni di minestre, e qualche volta si cuoceva solo un bel piattone di pasta. La fata gli insegnò anche a fare il pane e la focaccia con la farina, e Lenticchia era davvero contento di avere tante nuove idee per cucinare i suoi pranzetti speciali e sani.

Eppure Lenticchia sentiva che aveva bisogno di qualcos'altro.

E tornò la fatina a trovarlo. Gli fece anche tanti complimenti per le cose buonissime che cucinava.

“Oggi ti porto dei nuovi sapori mio caro Lenticchia. Sono delle cose gustose che forse non hai mai assaggiato: carne, pesce, uova, latte e formaggio! E possiamo fare tante ricette nuove con queste cose.”

Insomma... Lenticchia era un coniglietto, carino e tenero, e l'idea di mangiare quelle cose lo lasciava un po' con il nasino storto. Se ne stava con aria sospettosa a guardare la fatina cucinare, ma era davvero carina quella fatina con il grembiulino e le ali brillanti, era brava ai fornelli come a raccogliere dentini... La fata spadellava cose dal profumo straordinario, la casa di Lenticchia era profumata come una lasagna, come un pollo arrosto con le patatine, come una frittata di carciofi.

E Lenticchia si sedeva a tavola a mangiare tutto quello che c'era. Sapori nuovi davvero gustosi e speciali, e soprattutto, cibi capaci di dargli energia e farlo crescere robusto e sano.

“Fatina sei stata bravissima! Mi hai insegnato un'altra cosa fantastica!” E la fata gli spiegò quanto fosse buono il latte al mattino, o il formaggio grattugiato sulla pasta al pomodoro, come fosse leggero e saporito il pesce arrosto, o la carne con gli spinaci accanto.

La fatina, anche lei un po' impancettata per il pranzetto un po' troppo abbondante, era contenta di vedere finalmente quel coniglietto sulla strada giusta. E se ne tornò al suo solito lavoro.

Il tempo passava e Lenticchia aveva imparato a mangiare bene, tanta frutta e verdura più volte al giorno, pasta, carne, latte. Era capace di preparare sempre piatti diversi, e non si dimenticava mai di lavare i denti, soprattutto prima di andare a letto. E una bella domenica si vide arrivare a casa la sua amica fatina. Aveva in mano un bellissimo vassoio con il coperchio sopra, e dentro portava una torta!

“Eh si mio caro Lenticchia, ora che hai imparato che prima si mangiano le cose sane, e nella giusta quantità, puoi anche mangiare un dolcetto ogni tanto!”

E la fatina tirò fuori un barattolino con dentro una cosa che sembrava una sabbia bianca e cristallina. “Questo è lo zucchero amico mio, lo stesso che prima mangiavi tutto il giorno. È energia per noi! Va usato con moderazione però, non abusare mai della sua dolcezza!”. E mentre mangiavano il loro pranzetto domenicale, la fata raccontava a Lenticchia quali cose magiche si potessero fare unendo tutte le cose buone che aveva conosciuto in quegli ultimi tempi: farina, zucchero, latte, uova e frutta ora potevano unirsi per fare una bella crostata golosa, e insieme ogni domenica si divertivano a preparare pranzetti speciali e dolci incredibili.

E da quel giorno Lenticchia imparò che per ogni cosa c'è la giusta misura, altrimenti può far male, e mangiò sano per tutta la sua lunghissima vita di coniglietto di Pasqua.