Questo non è un romanzo fantasy

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Voto Onnigrafo Magazine

8.5 / 10

Questo non è un romanzo fantasy

Copertina flessibile: 206 pagine

Editore: Plesio Editore (1 gennaio 2015)

Collana: Aurendor

Autore: Roberto Gerilli

Lingua: Italiano

ISBN: 978-8898585243

Bentrovati a una nuova recensione, oggi parlerò di Questo non è un romanzo fantasy di Roberto Gerilli, edito da Plesio.
Questo è il primo libro che leggo di quest’autore; avendone sentito parlare così bene da altri, ammetto che mi aveva incuriosito molto, così, quando un’amica, blogger de “Il colore dei libri”, mi ha proposto delle letture condivise per il 2018, io ho proposto subito questo testo, per fortuna prontamente accettato anche da lei.

Nel romanzo assistiamo alle vicende di quattro avventurieri provenienti da Falcograd, diversi tra loro e arrivati nel nostro mondo.

Ma chi o cosa è Falcograd, vi chiederete voi. Ebbene, si tratta del mondo inventato da Filippo Mengarelli, protagonista del libro: un libro che, personalmente, ho trovato acerbo, brutto, ispirato a giochi di ruolo. Un flop assurdo, tanto che l’autore non è più riuscito a piazzare i seguiti a nessuno.

Come dicevo sopra, i quattro avventurieri protagonisti delle cronache riescono ad arrivare nel nostro mondo grazie alla magia del loro, questo per cercare il “creatore”, Filippo per l’appunto, per chiedere aiuto nel sconfiggere il cattivone di turno. Peccato si trovino davanti un pivello:

Se avessimo a disposizione un protagonista interessante, questo sarebbe il momento di riflessioni profonde su temi artistici, filosofici e perfino religiosi. Perché l'incontro tra uno scrittore e i personaggi da lui creati potrebbe racchiudere un simbolismo culturale capace di spaziare dall'Adamo dell'Antico Testamento al Frankenstein di Mary Shelley, passando per il leggendario Golem ebraico e finendo con il concetto cattolico dell'uomo stesso, creato a immagine e somiglianza del suo Dio. Narrando le vicende di un protagonista interessante, potremmo analizzare le mille sfaccettature di questi temi, e una storia semplice nata al Lucca Comics potrebbe trasformarsi in un'occasione di dibattito metaletterario. Sarebbe esaltante.Ma non accadrà nulla di simile, tranquilli.
Tra statue di pietra, combattimenti semi eroici e cosplayer logorroiche, l’avventura prenderà vita diventando un ottimo strumento per scrittori alle prime armi e un passatempo interessante per grandi e piccini.

Testo e narrazione

Il libro è scritto in modo semplice, diretto, per quanto riguarda la narrazione attiva. Forse troppo in alcuni momenti, diventando troppo semplicistico. Inoltre non mi è piaciuto l’inserimento in qualche punto dell’elenco delle vie percorse dai protagonisti. L’ho trovato impersonale, stonato nel contesto. Invece, quando il narratore si inserisce nella narrazione con riflessioni e piccole perle di scrittura fantastica, diventa più arzigogolato e complesso, con uno stacco netto tra le due parti:

Se avesse il tempo di riflettere, Filippo potrebbe imparare molto da quel lavoro di potatura: capire che un libro fantasy può essere anche autoconclusivo e non per forza parte di un ciclo, di una serie o di una saga, o addirittura comprendere che il suo stile potrebbe migliorare molto se si concentrasse solo sui fatti fondamentali della storia, senza divagare in dettagli superflui.

Ambientazione

Tutto il romanzo si svolge a Lucca o nelle sue immediate vicinanze, cosa che contribuisce a rendermelo interessante, sia perché adoro questa cittadina toscana (credo sia seriamente la mia città preferita), sia perché si svolge in un periodo dell’anno molto particolare: il Lucca Comics. Manifestazione in cui gli avventurieri passano per cosplayer e i combattimenti sembrano solo delle immense trovate pubblicitarie.

 

Personaggi

I personaggi principali sono ovviamente Filippo e una sua amica cosplayer, autrice della copertina di Falcograd e unica “falcogradiana” esistente al mondo: la logorroica Alessandra. Insieme a loro compaiono i personaggi più importanti delle cronache.

Ernest, il guerriero, personaggio diretto, con un ego smisurato ma, al contempo, incapace di affrontare situazioni inaspettate, soprattutto se parliamo di logica.

Drinuil, elfo ranger, amore letterario di Alessandra, silenzioso e volto alla riflessione sui temi della vita e della creazione.

Cornelius, un mago umano che, guarda caso, ricorda gli incantesimi solo nel momento critico del combattimento, o non li può usare fino a che non si è nel momento critico, o non ha abbastanza forza per lanciarli. Insomma, ci siamo capiti, un tipico mago onnipotente, ma che non fa mai ciò che potrebbe, in quanto romperebbe la narrazione.

Infine abbiamo Haxter, un bardo umano ispirato allo stesso Filippo. Chiacchierone (anche se il creatore non lo è), carismatico, un trascinatore insomma.

E con questi quattro il party è concluso. Non solo: la cosa interessante è che nel libro sono presenti pure tutte le loro schede come parte della narrazione, per dare modo al lettore di capire quanto effettivamente la costruzione dei personaggi sia più scadente e infima del necessario:

Il nostro protagonista sospira ancora e non risponde. Non è semplice confessare ai personaggi da lui creati che i lettori li hanno giudicati stereotipati, incoerenti e inverosimili. Se tutti gli scrittori avessero il timore di ritrovarsi in una situazione simile, non credo che qualcuno trascurerebbe ancora la costruzione dei personaggi. In effetti, potrebbe essere un buon modo per risollevare l'editoria italiana e internazionale.

Durante tutto l’arco narrativo assistiamo a una crescita significativa dei personaggi. Gli avventurieri riescono a venire a patti con il fatto che il loro creatore sia uno sprovveduto, giovane, scribacchino alle prime armi, disprezzato dai più perché incapace a scrivere. Però lo riescono ad accettare in quanto unico creatore del loro mondo, che è pur sempre un mondo carino.

Filippo invece cresce tantissimo, soprattutto per tutto il lavoro che deve fare per svariati motivi… no, non ve li dico! Fino ad arrivare ad ammettere che effettivamente è uno scribacchino, ma arrivando ad accettarlo e migliorarsi.

Profondità delle dinamiche

Per questo posso dire che si tratta di un libro con diversi livelli di lettura. Lo stile ironico, semplice, e la velocità con cui si legge, infatti, lo rendono un ottimo strumento per passare qualche ora in compagnia di personaggi particolari. Ma se uno scava più a fondo trova tanti spunti sulla scrittura, sulla costruzione di mondi e di personaggi che sono interessanti ai più.

Ovviamente ci sono livelli ancora più profondi, dall’amicizia alla lealtà, dall’accettazione di se stessi, fino al riconoscimento dei propri limiti. Ma una delle cose che mi sono piaciute di più è il valore che viene dato alla propria immaginazione.

Non smettiamo di sognare. Mai.

 

Conclusione

Per concludere, direi che è un libro carino; si fa leggere da tutti, anche se, per molti, lo stile tanto semplicistico potrebbe risultare troppo veloce o banale. Lo consiglio soprattutto ai giovani che stanno muovendo i primi passi nel mondo dei giochi di ruolo e nel mondo della scrittura.

Pregi: Veloce, fresco e ironico. Dà molti spunti a futuri scrittori.

Difetti: A tratti troppo semplice, alcuni risvolti sono troppo cliché, nonostante si propongano di prendere in giro i cliché stessi. La lista delle vie percorse in un paio di punti è pesante.

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Voto Onnigrafo Magazine

8.5 / 10

Questo non è un romanzo fantasy

Copertina flessibile: 206 pagine

Editore: Plesio Editore (1 gennaio 2015)

Collana: Aurendor

Autore: Roberto Gerilli

Lingua: Italiano

ISBN: 978-8898585243

Chi scrive

Luca F. Morandi
Luca F. Morandi
Luca F. Morandi, anche conosciuto con il terrificante pseudonimo di Aratak lucertola combattente, ha diverse passioni. Dall'aprire corpi, capiamoci, fa il medico, è il suo lavoro, allo squartare romanzi, è anche editor e correttore di bozze. Per cui sì, forse non capirete le sue correzioni e le sue ricette se scritte a mano, ma di sicuro non avrà paura a mettersi in gioco smontando e analizzando fin all'ultimo ventricolo i vostri scritti.
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