Iperurania, di Francesco Guarnaccia

 Iperurania, di Francesco Guarnaccia

Voto Onnigrafo Magazine

8 / 10

Iperurania, di Francesco Guarnaccia

Autore: Francesco Guarnaccia
Pagine: 192
Formato: Cartonato, 21 x 27
Pubblicazione: BAO Publishing; 26 Aprile 2018

Non esiste bambino che almeno una volta, nella sua dolce ingenuità, non abbia detto: “Da grande voglio fare l’astronauta”. Esplorare lo spazio, osservare nuovi pianeti e conoscere nuove forme di vita, in fondo, è sempre stato uno degli obiettivi più ambiziosi del genere umano: quasi come se fosse caratteristica innata nel suo DNA, fin dalla comparsa del primo uomo la curiosità per mondi differenti e nuove civiltà è sempre riuscita a smuovere persino gli animi più cinici. Sarà forse questo che spinge molti autori a narrare di storie fantastiche, e fa nascere in altrettanti lettori la curiosità di addentrarsi coraggiosamente in esse? Può, da solo, il desiderio di conoscenza  portare gli uni e gli altri a unirsi tra le braccia della fantasia? A me piace credere di sì: se così non fosse, non avrei mai avuto la possibilità di conoscere un fumettista incredibilmente promettente come Francesco Guarnaccia e, soprattutto, una delle storie più umane e intense degli ultimi tempi: Iperurania.

Apparentemente ospitale, Iperurania è in realtà un pianeta in cui l’unica forma di vita esistente è quella vegetale: impossibile da spiegare e ancor di più da studiare, una volta raggiunta la sua superficie tornare indietro è assolutamente impensabile, a causa della forte attrazione gravitazionale che la avvolge. La sola cosa rimasta, per gli umani che abitano la stazione spaziale orbitante nelle sue vicinanze, è immortalare la sua singolare bellezza attraverso la fotografia, una forma d’arte creativa trasformatasi ben presto in qualcosa di più di un semplice svago. Entrare a far parte della nuova generazione di esploratori, gli Shooting Stars, per Bun Hobbes ha significato realizzare un sogno, anche se mai avrebbe immaginato di poter essere dotato di una capacità tanto straordinaria: per una ragione del tutto sconosciuta, e contrariamente a ogni teoria scientifica, egli riesce a teletrasportarsi sul Pianeta e a far ritorno alla stazione spaziale in maniera casuale, quasi inconscia, potendo, di fatto, esplorarne ogni angolo in assoluta tranquillità. Eppure, sarebbe davvero corretto se Bun sfruttasse questo dono in tutti i modi possibili? Oppure significherebbe in qualche modo imbrogliare Chet, Marsi, suoi compagni di vita, e tutti i fotonauti?

 

Testi e narrazione

Come a voler trasportare dolcemente il lettore all’interno del proprio bizzarro mondo, le prime pagine di Iperurania si presentano ai suoi occhi con un’introduzione generale capace di far intravedere fin da subito le grandi abilità dell’autore: con un intelligente espediente narrativo, infatti, Francesco Guarnaccia riesce in poche, coinvolgenti tavole a delineare in maniera quasi perfetta, e per nulla confusionaria, il particolare quadro in cui le vicende del protagonista si sviluppano, dando modo proprio a quest’ultimo di presentare a quello che diverrà il suo pubblico la sua personale storia, riuscendo nell’immediato a incuriosirlo e portarlo a simpatizzare per lui. Costruzione, questa, che grazie all’inserimento di due peculiari personaggi, Tenna e Hoodie, si ripete senza essere invadente nel corso del fumetto, consentendo al lettore di non trovarsi mai del tutto spaesato di fronte al cauto innovarsi della trama, che, sebbene non proceda a ritmo serrato, si dimostra comunque capace di non deludere le aspettative del lettore. Complice sicuramente un linguaggio molto semplice e gradevole, le pagine si susseguono costanti in una narrazione scorrevole pronta a sorprendere nell’ultimo quarto del fumetto, in cui non si fanno attendere riflessioni di una certa importanza e rivelazioni in grado di stupire anche i lettori più attenti.

Personaggi e dinamiche

Concentrato principalmente sulla caratterizzazione del protagonista, il fumetto riesce a regalare ai suoi lettori non solo una personalità straordinaria nel suo semplice essere ordinario, ma collateralmente anche una vera e propria evoluzione di se stesso: attraverso gli occhi di un ragazzo il cui unico, assordante desiderio è quello di realizzarsi, l’autore traccia con una particolare sensibilità un ritratto puntuale di ciò che affligge in parte la nostra società prima e noi stessi in quanto uomini poi, portando con una naturalezza disarmante all’immedesimazione quasi incosciente del lettore nell’animo di ogni personaggio. Non solo Bun, infatti, ricopre in questo specifico senso il ruolo di protagonista: se nelle sue vesti può essere facilmente individuata la cosiddetta sindrome dell’impostore, ossia il costante sentirsi inadeguato e convinto di non meritare alcun successo, tanto da rincorrere volontariamente una qualsiasi maledizione, nella pelle di chi ruota intorno alla sua vicenda si intravedono emozioni altrettanto intense. Prendiamo Cage, il rivale per eccellenza, frustrato dall’inaspettata affermazione di un esordiente; osserviamo, poi, Chet e Marsi, alle prese con la propria ritrovata indipendenza il primo e studentessa universitaria con la passione per la scienza la seconda, e Tenna e Hoodie, due personaggi particolari capaci di interagire indirettamente proprio con il lettore e posti a rappresentanza dell’erosione graduale dei rapporti umani, a favore dell’attenzione sempre più centrale data alla televisione e agli schermi in generale. Il tutto riesce ad armonizzarsi perfettamente con lo scorrere delle pagine, in cui le dinamiche della vicenda fluiscono e si delineano in maniera sempre più netta, creando un quadro capace di sorprendere soprattutto nella tavole finali, trasportando il lettore in un mondo capace di divenire tangibile e reale proprio davanti ai suoi occhi.

Estetica

Caratterizzato da una linea molto morbida, capace di dare ai suoi protagonisti una dimensione autentica, e dall’uso di una vasta gamma di colori che riescono a ricreare sfumature complesse e, nonostante la loro diversità, a rendere particolarmente armonica ogni tavola, la Graphic Novel di Francesco Guarnaccia si presenta in un grande formato, perfettamente adatto a custodire al suo interno quel piccolo angolo di spazio che il lettore, insieme a Bun, comincerà a scoprire e a contemplare in un estasiato slancio di stupore fin dalle prime battute. Grazie all’alternarsi di tavole composte da più vignette e altre contenenti un’unica scena a pagina intera, in grado di conferire dinamicità all’opera, oltre che a un delicato gioco di forme, specialmente nella rappresentazione del mondo vegetale che abita il pianeta, l’autore è riuscito a far prendere vita al proprio disegno, trasformandolo in un vero e proprio sistema a sé stante e rendendo Iperurania più reale che mai.

Conclusione

Al suo esordio, Francesco Guarnaccia ha dimostrato di possedere un estro narrativo e un talento creativo tutt’altro che trascurabili, che la linearità della trama e l’apparente semplicità con cui la sua opera si presenta non hanno fatto altro che sottolineare. In un insieme in cui i valori più profondi si mescolano ad alcuni dei più classici elementi fantascientifici, è la penna di chi scrive a influire prepotentemente sul risultato finale, ridisegnando dall’inizio alla fine una sorte mai realmente già scritta.

 Iperurania, di Francesco Guarnaccia

Voto Onnigrafo Magazine

8 / 10

Iperurania, di Francesco Guarnaccia

Autore: Francesco Guarnaccia
Pagine: 192
Formato: Cartonato, 21 x 27
Pubblicazione: BAO Publishing; 26 Aprile 2018

Chi scrive

Valentina Sanzi
Valentina Sanzi
Valentina Sanzi (Vale per la maggior parte delle persone) è un'appassionata lettrice fin da bambina. È iscritta alla facoltà di Giurisprudenza, ma il suo sogno nel cassetto, conosciuto ai più, è lavorare con e per i libri. Amante del fantasy e dei Thriller, negli ultimi anni sta riscoprendo un forte sentimento per la letteratura classica, quella russa in particolare, per i fumetti e per i manga. Datele un libro e qualche episodio di una
serie tv e la renderete immensamente felice.
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