Pietre, Ricotta al piombo

Pietre, Ricotta al piombo

Era tempo di fiera, ma non in paese, era una di quelle fiere grandi da raggiungere partendo anche un giorno prima. Ancora a notte fonda era stato preparato il cavallo e il carro attaccato dietro. Era stracolmo di cesti fatti a mano e di grandi cucchiai di legno intagliati. Li aveva preparati uno a uno il pastore che si svegliava ogni giorno prima dell’alba. Poco distante, nel totale silenzio della campagna, poteva sentirsi il leggero vibrare delle campane appese al collo delle pecore, ancora chiuse nell’ovile. A bloccare le ceste legate tra loro, l’uomo aveva messo una pesante cassetta di legno, piena di formaggio stagionato, al lato un altro contenitore con le ricotte fresche, e ortaggi, tanti ortaggi ordinati e lucidi raccolti nel suo orto immacolato.

La moglie aveva messo il vestito a fiori e si era sistemata i lunghi capelli in una grande treccia arrotolata intorno alla testa; nella borsa aveva infilato un grembiule bianco col merletto attorno agli orli. Con in testa il fazzoletto legato stretto aspettava, seduta sul carretto, che salisse anche il marito, tenendo strette tra le mani le redini del cavallo.

I bambini erano ancora tutti addormentati, solo i due più grandi erano stati svegliati per aiutare i genitori nella preparazione per la partenza, e per ricevere tutte le raccomandazioni del caso. Stavano adesso davanti la porta di casa, in attesa di vedere allontanarsi i genitori. Maria era la figlia maggiore; aveva appena quattordici anni, ma era già una donna e sapeva fare bene tutto quello che sua madre le aveva insegnato. Avrebbe badato ai bambini, e avrebbe cucinato e rassettato la casa. Francesco era il secondogenito e primo figlio maschio. A lui sarebbe spettato il compito di occuparsi degli animali e di portare il gregge al pascolo, aiutato da altri due fratelli più piccoli.

Il carretto partì a passo svelto che era ancora notte, ma la strada non era poi troppo buia e da lontano già albeggiava. Era partito carico, con la speranza di ritornare carico di altre cose. Le fiere avevano sempre tanto da offrire a chi viveva in un piccolo paese.

Maria aspettava di vedere la piena luce del sole dentro casa per iniziare a far qualcosa; ormai era stata svegliata e il sonno non sarebbe tornato di certo. Attizzò la stufa e mise sul fuoco il caffè per i suoi fratelli, che sarebbero partiti dopo poco. Mise il caffè nelle tazzine, girò con cura per far sciogliere lo zucchero e lo portò a letto ai due ragazzi che ancora dormivano, come sua madre voleva che fosse fatto.

Mentre loro si vestivano preparava la zuppa di latte e pane sul tavolo e il pranzo da portare via: nelle pagnotte tagliate al centro infilava peperoni e carne cucinati la sera prima. Arrotolava tutto negli strofinacci e aggiungeva un pezzo di formaggio e delle pere. Francesco e i suoi fratelli sarebbero rimasti fino al pomeriggio nelle campagne, tra gli ulivi, mentre Maria restava nella sua casa di campagna con i fratellini piccoli.
I bambini erano contenti di stare con Maria: è vero che strillava come la mamma, e che qualche volta arrivava anche un ceffone, ma era sempre meno severa. Si svegliarono tutti insieme con l’allegria di un giorno di vacanza, corsero rumorosamente in cucina con ancora i segni della notte ai lati degli occhi e, nonostante i rimbrotti di Maria di doversi lavare la faccia, si sistemarono tutti attorno al tavolo iniziando a far sparire grandi pezzi di pane nelle loro tazze. Ai bambini più grandi Maria aggiungeva un cucchiaino di caffè nel latte, e i piccoli protestavano perché non volevano essere definiti piccoli, ma alcuni lo erano davvero.

Davanti al portone di casa si creava un colorato andirivieni, i bambini si lavavano e si vestivano di corsa per la fretta di andare a giocare, uscivano fuori con i loro pantaloncini corti e le scarpe consumate e sfoggiavano bellissimi maglioncini fatti ai ferri dalla mamma. Nessun maglione era di un solo colore, sempre a righe con tinte diverse, che facevano quasi a botte tra loro; spesso erano lane differenti, passate al fuso per attorcigliare insieme più fili, e i colori tra loro formavano sempre uno strano arcobaleno.

Mentre i bambini giocavano Maria sbatteva le lenzuola e rifaceva bene i letti, alcuni erano con i cuscini al capo e ai piedi, un letto solo bastava per due bambini, ea volte di notte capitava di sentir litigare e tirare calci, ma era normale dormire così. Il più piccino aveva invece la sua culla di legno, grande e a dondolo. A ogni figliolo che nasceva il padre dava una nuova mano di vernice, cambiando sempre colore di volta in volta, e il legno era ricoperto da strati e strati di gioia e vernice, perché, se per alcuni un figlio in più era una bocca in più da sfamare, in quella famiglia i figli erano solo benedizioni, e più ce n’erano meglio era.

Maria andava nell’orto con le scarpe vecchie, raccoglieva pomodori e insalata. In casa aveva già messo a bollire i fagioli per fare la minestra. Se ne stava tranquilla con la scopa in mano a togliere dal cortiletto le foglie cadute dall’olivo e dal salice, guardando il cielo sereno e i fratelli che giocavano. Era la donna di casa, era la balia dei bimbi, era grande e si sentiva fiera e importante.

Come spesso accadeva, capitò quel giorno un commesso viaggiatore, che portava un carretto a braccia pieno di biancheria, tovaglie e lenzuola ricamate, fazzoletti di mussola dove ricamare le iniziali, salviette di lino per le signore, rifinite con l’orlo a giorno. Arrivato nel vialetto di casa, Maria era già pronta come un soldato con la scopa in mano, o come un cane da guardia con espressione ringhiante.

«Buongiorno signori’». Maria alzò un sopracciglio come a sentirsi più alta e rispose un “buongiorno” secco e poco invitante. «Non ci serve niente». Il commesso incalzava con fare amichevole: «Eh ma non mi posso riposare un minuto? Cu stu caldo stai morenno». Maria, nella sua famiglia umile e semplice, aveva innanzitutto imparato il senso dell’ospitalità. Faceva caldo in effetti, e il commesso stretto nel suo vestito marrone, con tanto di camicia e cravatta, era sudato e accaldato. «Mettetevi a sedere. Vi porto un bicchiere d’acqua». La ragazza porse all’uomo una sediola impagliata. Appena seduto si ritrovò attorno uno stuolo di marmocchi che lo fissavano incuriositi. Entrando in casa, a Maria sembrava di sentirsi addosso lo sguardo di quell’uomo che la osservava muoversi, era fresca e leggera. Il bicchiere d’acqua arrivò subito, l’uomo intanto aveva tirato fuori un grande fazzoletto e si stava asciugando la fronte e il collo. «Ah l’acqua fresca! Grazie… con questo caldo è una benedizione…».

Sorseggiava come un curioso che perde il suo tempo al bar, non come un assetato. Un commesso viaggiatore senza acqua nel suo carretto in effetti non si poteva nemmeno immaginare, con quel caldo poi. Uno dei bambini più grandi uscì di casa con una fetta di pane e ricotta in mano. «Uh ‘a ricotta! Adduve l’accattate ‘a ricotta signori’?». Maria aveva già alzato il pelo da capobranco, ma si rammentò le regole di casa: l’ospite è sacro, anche se continuava a dirsi che lei certo non lo aveva invitato. La ragazza guardò male il fratellino che masticava a bocca aperta seduto sullo scalino di casa. «La ricotta non la compriamo, la vendiamo. La fa mio padre. Se volete ve la posso vendere». Come la madre era ospitale, ma soprattutto scaltra e con una particolare predisposizione per gli affari. Prese una ricotta e la fece a fettine per farla assaggiare al commesso, era deliziosa, in paese facevano a corse per poter comprare la loro ricotta. Anche i fratellini presero la loro parte di merenda. Il commesso masticava guardando Maria. «Se volete ve ne incarto una», la ragazza puntava a chiudere la trattativa, forse più per levarselo di torno che per il guadagno. Il commesso la guardava con un’aria strana , insolita; gli uomini che avevano guardato Maria fino a quel giorno erano stati solo parenti o amici di famiglia, un po’ tutti zii, e la guardavano con affetto, anche quando constatavano quanto fosse diventata grande e bella. Quello sguardo invece non le piaceva, le dava una sensazione fastidiosa, come quando ti si bagnano i vestiti addosso e restano viscidi e fastidiosi sulla pelle. «Magari la prossima volta, quando ripasso… è buona però». Intanto in casa cuocevano i fagioli: «Ma che profumo! Che state cucinando signori’? Fagioli?». Maria iniziava a stancarsi. Una delle sorelline esclamò con faccia felice: «Maria ci fa la pasta coi fagioli oggi, che mamma e papà sono alla fiera, lei la fa buonissima!». Maria era di poche parole, in quel momento non ne aveva proprio nessuna da dire, era rossa in viso e il senso di disagio aumentava. Il commesso intanto si era slacciato la giacca e aveva allentato il nodo della cravatta, mentre si ficcava un altro pezzo di ricotta in bocca, masticava guardando la ragazza quasi con aria di sfida, forse erano quei suoi baffetti sottili a dargli tanta sicurezza. «Un bel piatto di pasta e fagioli oggi me lo mangerei proprio volentieri!». Maria aveva perso definitivamente la pazienza, o forse era solo spaventata. Spedì con rigore i bambini dentro casa. «Noi andiamo a pranzo, voi potete andare, per piacere». Ma il commesso restava seduto placido come se non avesse nemmeno sentito e si infilava l’ultimo pezzo di ricotta in bocca. «Ma siete sola! Vi faccio compagnia!». Nessuno aveva mai spiegato certe cose a Maria, ma lei era intelligente e sveglia e rispose a tono: «Ve ne dovete andare». Ma il commesso restava lì, fermo, ad allisciarsi i baffi con lo sguardo sornione.

Maria allora entrò in casa, i fratelli già seduti a tavola aspettavano in silenzio avendo intuito che fosse la soluzione migliore restare buoni, li guardò senza dire nulla e andò dritta a prendere il fucile del padre e lo caricò. Uscì allora fuori imbracciando sicura l’arma. E al commesso restò appena il tempo di prendersi il carretto e tirarselo velocemente dietro per non essere impallinato da Maria.

Mentre il commesso arrivava in paese a lamentare di quanto tremenda e inospitale fosse la ragazza incontrata poco prima, Maria lavava i piatti dopo che tutti avevano mangiato la pasta e fagioli, buonissima, in assoluto silenzio. Dopo averla vista staccare il fucile dal muro, i suoi fratelli avevano avuto l’assoluta certezza di essere in buone mani, ma anche che fosse meglio non farla mai arrabbiare davvero.